| A cura di Francesco Del Conte e Tiziana Contri | |
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1920/1930 MOVIMENTO MODERNO - International Style e Organicismo |
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anni fra il 1920 e il 1930 può essere considerato il periodo nel quale si
vengono a fondare gli elementi di base del cosiddetto Movimento Moderno.
Se proviamo a definire alcune delle numerose tappe che hanno portato alla diffusione del Movimento Moderno non possiamo dimenticare i seguenti avvenimenti: 1921 Viene
scritto, e successivamente pubblicato, un testo intitolato "Eupalino", che
riguarda l'architettura in maniera soltanto indiretta, scritto dal poeta e
filosofo francese Paul Valery; riflette sulla dialettica fra i due grandi
poli opposti dell'architettura, ossia fra chi si interroga sull'aspetto
sintetico e chi sull'aspetto analitico delle cose; tra chi si preoccupa di
creare e chi si preoccupa si preoccupa del processo della creazione. “Gli oggetti fatti dall'uomo sono
dovuti agli atti di un pensiero. I principi sono separati dalla
costruzione e quasi imposti alla materia da un estraneo tiranno che glieli
comunica per il tramite di atti… Da una parte esiste il modo di procedere
dell'uomo, dell'architetto: creare per parti attraverso un’astrazione e
deve necessariamente procedere in maniera analitica: ciò significa
assemblaggio di parti nelle quali l'insieme non è l'obiettivo primario, ma
è funzionale alla composizione della forma. 1923 Pubblicazione di Vers une
Architecture di Le Corbusier. Si tratta di una raccolta di scritti già
apparsi su l’”Esprit Nouveau”, una rivista fondata insieme al pittore
Ozenfant nel 1919. Un sistema di pensiero che ha un grande
successo per la perentorietà delle affermazioni e le grandi
semplificazioni. Nonostante il carattere frammentario della trattazione e
il procedere del discorso per aforismi si tratta di un trattato fortemente
sistematico. Come evidenzia Pierluigi Nicolin in una
presentazione del libro, alcune affermazioni procurarono sconcerto, come
ad esempio l’accostamento dell’automobile al Partenone. Le Corbusier
scavalca le superficiali diatribe fra accademici e avanguardisti. Il
problema di fondo è la razionalità, “stabilire un mezzo oggettivamente
adeguato a conseguire il fine”. Di conseguenza viene espressa
l’esaltazione dell’industriale e dell’ingegnere come artefici di
procedimenti razionali. La straordinarietà dell’aeroplano sta nell’essere
la calibrata soluzione di un problema ben impostato. 1925 Esposizione delle Arti
Decorative a Parigi. Vengono presentati il padiglione dell’Esprit Nuoveau
di Le Corbusier e il padiglione russo di Konstantin Mel’nikov. Il padiglione russo invece si fa
espressione degli aspetti più progressisti dell’architettura sovietica.
1927 Esposizione del Werkbund a
Stoccarda. Il Waissenhof-siedlung. Operazione coordinata da Mies su
incarico del Werkbund, può essere annoverata all’interno delle
sperimentazioni tedesche sull’urbanistica dove si tenta di affrontare in
modo organico i problemi sociali, economici e costruttivi. In tal senso
ricordiamo le Siedlung di Hannover (Wolf), Amburgo, Francoforte (Ernest
May) e la Siemensstadt di Häring, Sharoun, Gropius e altri del 1929-31.
1929 II CIAM a Francoforte sul
tema dell’Existenzminimum. Sede del tentativo di oggettivizzare le
esigenze e le soluzioni dell’abitare e dello spostamento della
progettazione architettonica sul piano dell’industrializzazione. Già in
quella occasione si espressero posizioni critiche rispetto alla tendenza
funzionalista. |
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Gerrit Thomas Rietveld, Casa Schröder, Utrecht (1924)
Il Movimento De Stijl nasce nel 1917 con la
pubblicazione del manifesto neoplastico, ma è nel 1924 che si vede la
realizzazione di quello che è diventato il simbolo dell'architettura
Neoplastica, ovvero la Casa Schröder a Utrecht di Rietveld (1888-1964).
Il procedimento che attua Mondrian nelle arti figurative, in particolare nella pittura, è un processo di graduale semplificazione che parte comunque da una riflessione figurativa di tipo naturalistico. Si consideri la serie delle sue opere sulla raffigurazione di un albero. L'autore parte da una rappresentazione con forte impatto figurativo, quasi come fosse dal vivo, e successivamente semplifica le ramificazioni dell'albero in linee ondulate. Nel processo di astrazione le linee ondulate vengono ricondotte a semplici linee verticali o orizzontali, fino a far sparire completamente l'originaria matrice realistica dell'oggetto. Rimangono nella rappresentazione linee orizzontali, linee verticali, colori primari (blu, rosso e giallo) e i “non colori” (bianco e nero come associazione e negazione di tutti i colori). Fondamento filosofico del movimento è il
Neoplatonismo, che conduce alla ricerca di leggi immutabili, nel tentativo
di ricollegarsi ad una dimensione universale soppiantando ogni espressione
individualistica della realtà. Si tratta di una vera e propria Teosofia. La casa perde il suo carattere massiccio, quindi anche l'attacco a terra, il rapporto con il suolo non è più vincolante né ricercato, anzi viene negato grazie alla forte utilizzazione degli aggetti. Sarà proprio Van Doesburg, uno dei principali esponenti del Movimento De Stijl a dire: "La casa moderna darà l'impressione di planare, di essere sospesa nell'aria, di opporsi alla gravitazione naturale". Ricordiamo infatti l’astrazione profusa nelle assonometrie di Van Doesburg imparentate con i Proun di Lissitzski e il progetto per una fabbrica di Oud del 1919. Questa casa, infine, offre lo spunto per
una riflessione generale sulla pretesa di travasare principi generati
nella ricerca nel campo figurativo e pittorico nella disciplina
dell’architettura che ha leggi e principi propri. |
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Walter Gropius, Bauhaus,
Dessau (1925) Un altro caso di
avanguardia, che rappresenta forse l’esperienza più forte di tutto il '900
architettonico, è quella legata alla formazione del Bauhaus. Parlare di
avanguardia in questo caso è peraltro abbastanza improprio, nel senso che
sicuramente c'era una finalità collettiva, un'intenzione di aggregazione
di intelligenze e di forze produttive attorno ad un'idea. E' in questa dichiarazione il tentativo
di lavorare su un doppio binario: da una parte Gropius riconosce dignità
all'artista, dall'altro resta saldo il contatto con la realtà, e la
conseguente consapevolezza che non tutti possono diventare degli artisti,
che esiste un'arte assolutamente non divulgabile e non traducibile in
termini di didattica. Esiste, viceversa, la possibilità di creare degli
ottimi artigiani, e per artigiani Gropius intende persone di mestiere, che
conoscono bene le necessità tecniche. Dall'altra parte c'è un tono quasi
spirituale, l’eletto che ha l'investitura di grande demiurgo e che insieme
ai suoi discepoli riuscirà a creare una collettività capace di dare al
mondo una serie di oggetti e di forme per una vita migliore. |
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Fritz Högher, Cilehaus (Casa del Cile), Amburgo
(1923) Ad Amburgo nel 1923 viene realizzata la Cilehaus (Casa del Cile), che prende il nome dal suo committente che aveva fatto fortuna con l'importazione e l'esportazione di nitrati di potassio in Cile. Il centro di Amburgo era stato colpito da una forte epidemia di peste e tutte le case fatiscenti della zona vennero distrutte. Il committente compra un lotto ed indice un concorso di idee: bisognava creare un edificio per uffici di forte rappresentanza che doveva unire due parti separate da una strada centrale. Per comprendere la base culturale di cui questo edificio è espressione dobbiamo ricordare che in Germania, nel periodo tra il 1910 ed il 1920, si diffuse una grande quantità di studi sul Gotico, non però in senso revivalistico e senza alcuna affezione agli stilemi decorativi. Il Gotico viene inteso quasi come sinonimo di Germanico, nel senso che nella ricerca di uno stile nazionale il Gotico diventa il punto di riferimento di tutte le intelligenze più brillanti del periodo. In esso si ritrovano il trionfo dell'espressione sullo scopo, la prevalenza di un'arte unificata su tante arti distinte. Inoltre esiste un legame, da parte della scuola di Amburgo, con i temi della scuola di Amsterdam di Berlage, il cui riferimento costante è l'utilizzo di strutture murarie. Nel Neoplasticismo la struttura muraria viene negata, cancellata, perché non garantisce quelle giuste caratteristiche di disarticolazione di cui si sentiva il bisogno. Vengono preferite delle strutture a scheletro di metallo o in cemento armato. Nel caso della scuola di Amburgo, invece, l'idea della massività muraria è l'elemento di riconoscimento nazionale, di una propria tradizione autoctona. Högher (1877-1949) volontariamente decide di dare una forma asimmetrica all'andamento dei due prospetti principali. Crea un angolo acuto che è la caratteristica di tutto l'edificio e si richiama alla tradizione storica di Amburgo, quella di essere una città nota dal punto di vista commerciale ed economico come grande punto di scambio, snodo cruciale per l'economia fluviale della Germania. Quell'angolo evoca quindi l'idea della prua di una nave. Effettivamente l'idea di Högher era quella di creare una forma che fosse di richiamo all'idea di navigazione e che desse la possibilità di giocare su un doppio binario. C'è da un lato la ricerca di unitarietà di tutto l'insieme del prospetto (le 2800 finestre sono tutte delle medesime dimensioni e tutte disposte all'interno dei setti murari), ma dall'altro c'è una volontà di frammentazione, o meglio, di vibrazione dovuta al tipo di rivestimento costituito da piramidi di mattoni disposte in forma estremamente variabile e che creano la trama di questo “tessuto”. Furono impiegati mattoni di terza scelta, perché ciascuno di essi presentava un aspetto diverso. Ciò ha creato sorprendenti effetti cromatici e un sottile gioco di riflessi al variare dell'incidenza della luce e delle condizioni atmosferiche. |
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Ludwig Mies van der Rohe, Padiglione per
l'Esposizione di Barcellona, (1929) Questo padiglione è stato interpretato come una casa ideale. Si tratta di un luogo di ricevimento della famiglia reale all'interno dell'Esposizione Universale, durante la visita a tutti i padiglioni. Mies (1886-1969) compie un tirocinio prima nello studio di Bruno Paul e poi in quello di Behrens, dove viene a contatto con Le Corbosier e Gropius e assorbe il clima del Werkbund. Anche Mies ha una formazione di derivazione espressionista, condivide infatti l'adozione del vetro come elemento di trasparenza materiale che utilizza nel grattacielo di vetro per Berlino che diventa il suo manifesto programmatico. In un testo scritto per la progettazione di un generico edificio per uffici dice: "Ambienti di lavoro luminosi, ampi, ordinati, non suddivisi, ma solo articolati come l'organismo dell'azienda. Massimo effetto col minimo spreco dei mezzi. I materiali sono il cemento, l'acciaio, il vetro. Le strutture in acciaio nella loro essenza sono strutture a scheletro, né pasticci, né torri blindate. E' la costruzione ad armatura portante di una parete non portante. Dunque edifici pelle ed ossa". Gli scritti di Mies sono laconici e lapidari, come lo è del resto tutta la sua architettura. Si esprime con aforismi e slogan. I suoi testi sono ora pubblicati in un volume edito da Skira.
Punto di partenza della poetica di Mies è
una perfetta aderenza alla destinazione d'uso, l'idea del massimo
risultato col minimo spreco di mezzi, che porta a quella concezione di
riduzione, di semplificazione, di non aggettivazione dell'architettura.
Poi è fondamentale l'idea della costruzione ad armatura portante che ha al
suo interno pareti non portanti. Tutto questo prende forma proprio nel
Padiglione di Barcellona. |
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Le Corbusier, Villa Stein, Garches (1927) e Villa
Savoye, Poissy (1929-1931) In questi anni Le Corbusier progetta le due ville fondamentali, ovvero Villa Stein e Villa Savoye. Si tratta di edifici fondamentali perché dal 1925 in poi Le Corbusier compie delle innovazioni. Oltre ad arretrare la struttura in calcestruzzo rispetto all'involucro esterno ne indaga le soluzioni conseguenti nel disegno delle finestre e nell'impaginato dei prospetti. Altro tema nuovo che introduce nel progetto di queste case è l’idea di una complessità spaziale, concepita diversamente da come la intendeva Wright. Se Wright per costruire la complessità distribuisce gli spazi lungo percorsi prospettici, Le Corbusier ha come obbiettivo quello di ottenere lo stesso risultato all'interno di un solido puro. La sfida che pone all'architettura è quella di riuscire a creare un percorso interno complesso, fatto di mutamento dei punti di vista, di simultaneità, di durata (cioè di continuità nel tempo). Le Corbusier introduce dunque il concetto della “promenade” architettonica, conseguenza diretta della cultura Cubista. Le due ville hanno una relazione stretta con opere della classicità, in termini di analogia e di dissonanza. Il libro scritto da Colin Row intitolato "La matematica della villa ideale" mette a confronto le due ville di Le Corbusier con due ville di Palladio, sulla base della disposizione dello spazio che tiene conto di un ritmo fondato sull'alternanza delle campate e sulla base di una serie di misure modulari, fondamento del pensiero di Le Corbusier sulla poetica del modulo. Il parallelo tra la Villa Stein e la Malcontenta del Palladio del 1560 tende proprio a sottolineare la ritmicità classica presente in entrambe, fondata sul ritmo delle campate secondo uno schema A-B-A-B-A, ovvero su un'alternanza di campate singole e di campate doppie. In entrambe le ville si vengono a delineare quelli che saranno i cinque punti dell'architettura enunciati in una conferenza nel 1929: la pianta libera, la facciata libera, la finestra in lunghezza, il pilastro sottile e il tetto a giardino. Tuttavia vi è una sostanziale differenza nel concetto di spazio fra le ville di Palladio e di Le Corbusier: se l’organizzazione della pianta palladiana genera uno spazio accentrante, quella di Le Corbusier è di tipo centrifugo, dovuto alla disseminazione degli elementi funzionali. L’idea generale della Villa Savoye è quella dell’oggetto sospeso sul prato di un grande giardino, dove l’attacco a terra è determinato principalmente dai sottili pilastri e dalla rampa che attraversa tutto l’edificio fino al tetto. Lo spazio a piano terra infatti è completamente chiuso da un involucro di vetro. Al piano superiore il rapporto interno - esterno è solo visivo, attraverso le grandi finestre orizzontali. Il giardino pensile diventa il luogo di intrattenimento, di sosta a contatto con la natura artificializzata, priva dell’umidità del giardino vegetale. I collegamenti verticali sono garantiti da una scala elicoidale e da una rampa che garantisce la passeggiata architettonica, concetto ripreso dall’insegnamento dell’architettura araba, in cui era forte la ricerca della varietà e della deambulazione. Per Le Corbusier è importante ottenere varietà all'interno di uno schema costruttivo cosi' rigoroso. Al piano terreno la villa presenta un portico su tre lati e un volume edificato con il garage, la casa del custode, l'inizio di una rampa e quello di una scala. Il piano superiore è un volume dai lati uguali sospeso sui pilastrini, arretrati dal filo della parete tanto da rendere ciascuna facciata un piano libero, attraversato in lunghezza da una finestra anch'essa libera da montanti. Un altro elemento importante è la presenza nella parte superiore del solarium, di uno di quelli che lui definirà "oggetti a reazione poetica", cioè degli oggetti indefinibili il cui senso risulta difficile da cogliere al primo momento, si tratta di elementi che per la carica iconica e disorientante fanno ricordare la poetica Dadaista. |
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Hugo Häring, Fattoria Gut Garkau, Lubecca (1924) L'edificio simbolo della linea organica è la fattoria Gut Garkau, Di questo edificio, stranamente, non si hanno molte immagini soprattutto dell'interno, di cui ci è pervenuta soltanto una pianta che ci permette di intuirne la spazialità. Il principale problema incontrato da Häring (1882-1958), e da chi come lui seguirà la linea "organica", è il partire, nell'opera di progettazione, dalla forma piuttosto che dalla volumetria esterna, quindi dall'interno, dalla vivibilità della concavità spaziale. Häring si interessa di storia dell’architettura e in particolare nei suoi scritti pone una distinzione fra una forma che risponde ad uno scopo utilitario ben determinato rispetto alla forma concepita come espressione. Da un lato, quindi, i bisogni concreti primari dall'altro, quasi in opposizione, le tensioni spirituali che riguardano il problema della creatività. Questo divario, che appare a prima vista insanabile, è proprio quello che Häring cerca di colmare. Il problema della relazione fra la forma e la funzione, che è il problema di tutto il primo novecento, secondo Häring si risolve trovando il giusto equilibrio tra questi termini del problema osservando la natura. In essa egli riesce a ritrovare il perfetto equilibrio tra l'aspetto meccanico, squisitamente funzionale, e l'aspetto più libero e creativo. Il punto di partenza nella fattoria Gut garkau sulla riflessione dello spazio è quello del lavoro dell'uomo, dal momento che si tratta di una tipologia la cui destinazione d'uso pratica è molto vincolante. Häring mette in stretto rapporto l’ ”atto e la forma”. Infatti l’architettura è concepita come un guscio che si modella a partire dai gesti dell’uomo. La risultante volumetrica è una sorta di vestito, di abito che ricopre questo spazio, creato quindi dal movimento dell'uomo che lavora all'interno dell'edificio. La pianta a pera, infatti, secondo Häring identifica la migliore fra le soluzioni per consentire lo svolgersi di attività di foraggiamento all'interno della stalla, è adeguata alla disposizione degli animali per motivi di movimento e di igiene. Si può parlare di questo edificio come un’opera anticonvenzionale, Infatti il suo formalismo ha in sè il funzionalismo che tiene conto di un approccio naturalistico. Questo avviene in un momento di grande diffusione di edifici che rispondono invece all'utilizzazione di una geometria data aprioristicamente. È dimostrata un’attenzione che fa sconfinare la competenza disciplinare dell'architetto verso un campo biologico e naturalistico. Ma la grande forza di molti dei maestri del primo novecento sta proprio in questo approccio interdisciplinare alla loro materia specifica. L'architettura diventa il punto di arrivo di una cultura molto più ampia, più vasta; una formazione sociale ad ampio raggio dell'architetto, che fa sì che la buona architettura sia data dalla combinazione di molte materie e discipline. A questo proposito è utile fare una piccola digressione sul fatto che si è visto come il vetro sia un dei materiali che danno luogo al concetto di modernità nell'architettura del primo novecento. Nel vetro c'è da un lato il desiderio di una maggiore illuminazione naturale, dall’altro come elemento di mediazione che diventa sempre più evanescente nella divisione tra esterno ed interno. L'apertura non diventa più solo elemento di areazione, ma vengono affiancati alle grandi superfici vetrate sistemi di areazione apposti a questo schema. Vengono utilizzati per la realizzazione di questo edificio materiali naturali (legno e mattoni) che sono uniti alla struttura in cemento armato con travi a sbalzo. Häring esprime una forte attenzione al luogo proprio nell’uso dei materiali: Il clinker è un elemento autoctono e riguarda una tradizione mitteleuropea. Possiamo notare dunque da un lato la tendenza a creare forme nuove ma dall'altro un confronto costante con gli elementi del luogo. Il progetto di questa fattoria si è posto in chiara polemica contro le forme tradizionalmente adottate che però non hanno nessuna ragione da un punto di vista pratico. Ciononostante l'edificio si inserisce nel paesaggio assai più armonicamente dei vecchi edifici circostanti. |
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Alvar Aalto, Biblioteca di Viipuri (1927-35) Rappresentante della tendenza organica per l’architettura è Alvar Aalto (1898-1976), finlandese. Come è facilmente riscontrabile i popoli nordici, scandinavi, hanno una predisposizione quasi naturale a questo tipo di architettura. Alcuni dati sulla formazione: Egli si trova a lavorare in Finlandia negli anni in cui viene dichiarata l'indipendenza finnica (1917), quando si presenta il problema (che è comune a tutte le nazioni nascenti) di creare una forma architettonica che sia corrispondente ad una serie di precisi ideali e scelte formali che caratterizzino l'appartenenza ad una cultura e alle sue tradizioni. In realtà, la cultura finnica non aveva una tradizione così forte da produrre un vero stile nazionale. Assorbe in parte dalla vicina Svezia, la linea di classicismo che andava sviluppando in quel momento. Il primo periodo di Aalto è proprio segnato da un classicismo di sapore italiano caratterizzato da una libera interpretazione decorativa del Rinascimento e del classicismo palladiano. Ma l’influenza determinante è rappresentata dalla conoscenza del classicismo di Gunnar Asplund (1885-1940), svedese, esemplificato nella realizzazione della Biblioteca di Stoccolma. Si tratta di una ricerca che rivendica una matrice geometrica, illuministica, nel senso che vengono adottate forme primarie, solidi platonici che diventano il motivo conduttore delle varie creazioni architettoniche dell'epoca. Da Asplund Aalto riprenderà quei toni, che possiamo definire manieristici, all'interno del progetto per la Biblioteca di Viipuri, che viene realizzata tra il 1927 e il 1935, e che conoscerà una gestazione progettuale molto complessa. Da una prima ipotesi dove i contributi del classicismo erano molto evidenti, dove veniva recuperato da Asplund anche il concetto di ingresso alla sala principale, si arrivò attraverso numerosi passaggi alla soluzione definitiva che si libera completamente dell’eredità formale del maestro, approdando ad una definizione autonoma ed innovativa del progetto. Aalto ha la caratteristica peculiare di non aver lasciato libri o manifesti o comunque testi teorici con una connotazione saggistica. Abbiamo delle raccolte di pensieri desunte da interviste, da presentazioni di libri, da conferenze. Tuttavia la sua opera è stata di grande influenza nella cultura architettonica del novecento. Ricordiamo alcuni episodi. Dopo l’iniziale entusiasmo e l’adesione al funzionalismo, (1927 trasferimento a Turku, e progetto per l’edificio della testata giornalistica), nel1929 Aalto partecipa al II CIAM sull’Existenz Minimum. Già in questa circostanza articola una riflessione che punta a superare alcune dei presupposti limitanti del funzionalismo, alla casa minima vuole sostituire la casa universale, alla casa standard quella flessibile, in accordo con la fisiologia. Nel 1935 tiene una conferenza dal titolo “Il razionalismo e l’uomo”. Si tratta di una forte critica al funzionalismo per i suoi risultati inumani. Aalto imposta una ricerca basata sull’Inclusività del progetto ma allo stesso tempo sul rifiuto dell’ingenuo formalismo che poteva rappresentare una falsa via di uscita al problema. Già nel progetto della biblioteca è possibile vedere quelli che saranno i temi di attenzione di tutta la sua poetica. Innanzitutto, come per Häring vi è estrema attenzione per la destinazione d'uso. Si tratta di un edificio, collocato in una zona centrale della città ai margini di una zona verde, costituito da due corpi di fabbrica giustapposti e slittati fra loro. Quello più grande contiene gli spazi principali destinati alla collocazione, distribuzione e lettura dei libri, l’altro ad uffici e contiene anche la sala riunioni. Per la sala di lettura, prevede un ampio locale che non ha un rapporto interno-esterno: è chiaramente un interno separato dall'esterno, non vengono adottate ampie superfici vetrate perché un contatto diretto con l'esterno avrebbe distratto il lettore nella sua operazione di studio. Questa scelta fa scaturire il problema dell'illuminazione: Aalto studia l'angolazione dei raggi solari di Viipuri, che si trova a nord della Scandinavia, e nota che questi non superano mai i 52°. Progetta 57 conoidi pensati per costituire degli "imbuti" in cui la luce diretta si infrange sulle pareti e illumina solo di riflesso la sala. L’idea dei conoidi introduce un elemento doi grande novità perché non si limita ad introdurre luce dalla parte alta delle pareti (biblioteca di Stoccolma) ma la rende zenitale e modulata, quindi diffusa, riflessa. Per notare come permanga il procedere con diverse soluzioni rispetto ai programmi a seconda di necessità funzionali possiamo considerare il trattamento della sala riunioni. Il problema è inverso rispetto all’altro spazio. Diventa piacevole, sia per l'oratore che per gli spettatori, poter avere un contatto diretto con il paesaggio esterno, l’uso di ampie superfici vetrate si accorda con la funzione collettiva e di relazione che esprime lo spazio. Elemento fondamentale nella sala riunioni è, inoltre, l'acustica. Aalto risponde a tali esigenze con una copertura formata da una lastra continua, composta da strisce di pino, con un profilo ondulato studiato in modo che la voce, partendo da qualsiasi punto della sala, potesse essere diffusa uniformemente in qualsiasi direzione. Questa è la tipica attenzione di una concezione organica: pensare all'uomo in termini non gerarchici, ma come cellula di un più ampio organismo. Va notata la strategia distributiva dei libri e del controllo (diversamente dalla biblioteca di Boullé pensata come incrocio di due grandi transetti al cui incontro vi era la torretta del controllore). In questo caso il problema viene risolto con un dislivello altimetrico: la distribuzione dei libri avviene nella parte in alto e questo permette la distinzione dei compiti e delle funzioni. Dall'alto questa funzione di controllo viene naturalmente espletata e al tempo stesso vi è la possibilità del ritiro diretto dei libri da parte degli interessati. Va fatta una notazione a proposito della concezione della progettazione in senso globale. All'interno di questa biblioteca, come di quasi tutte le costruzioni di Aalto, non esiste la distinzione fra architettura come struttura e architettura come oggetto di uso quotidiano. La progettazione investe tutti i campi e aspetti dell’edificio, non come anelito all'opera d'arte totale tipica dei maestri della secessione, ma per cercare di rendere più stretto il rapporto fra i problemi alle diverse scale dell’opera. |
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Alvar Aalto, Sanatorio di Paimio (1929-32) In questo progetto tutto è pensato in funzione dell'uomo, dell’ammalato, un paziente non generico, che usufruisce di un trattamento elioterapico. I temi di architettura sono fortemente indirizzati al soddisfacimento di vincoli funzionali. L'orientamento dell'edificio, e la disposizione dei corpi di fabbrica, asseconda l'intenzione di ottenere un livello ottimale di areazione e di insolazione. Il corpo principale è quello destinato ai degenti, mentre quelli decentrati sono per i servizi medici e amministrativi. È stato notato come il modello della concezione aaltiana sia stato in questo caso quella della meridiana, dell'orologio solare, Sicuramente è questo uno degli edifici maggiormente riconducibili all'ottica geometrica, ma l’organicismo di Aalto non sta nelle forme quanto nel significato delle scelte. La morfologia architettonica non si discosta da quella razionalista: finestre in lunghezza, solai e balconate a sbalzo, con qualche concessione, come nelle testate, al gusto neo plastico. All'interno vengono create stanze per i degenti che cercano di mettere il paziente nelle migliori condizioni per ricevere la propria terapia. Vengono adottati diversi semplici ma efficienti accorgimenti: anzitutto il sistema di riscaldamento e i sistemi di condizionamento possono essere elementi di disturbo per la riabilitazione anziché agevolare la guarigione. Un altro accorgimento fondamentale è il trattamento cromatico delle pareti e il dosaggio della luce in funzione del fatto che di solito l'architetto pensa l'ospedale da una posizione verticale (dalla posizione di una persona sana) mentre il destinatario di questa struttura è il malato, che quasi sempre si trova in posizione orizzontale. Vi sono tre corpi di fabbrica principali, l'uno che ospita camere di degenza per circa 290 pazienti, alto 6 piani e orientato a sud-est. L'altro, collegato al primo mediante corridoi e il gruppo scala-acscensore, presenta i lati lunghi disposti a sud (sale da pranzo) e nord (soggiorno). Il terzo corpo è destinato ad ospitare servizi e cucine. Gli alloggi per medici e paramedici si trovano in un’altra struttura. La natura organica del sanatorio è testimoniata anche dalla varia e apparentemente libera disposizione dei corpi di fabbrica, che seguono l'orientamento del sole e l'andamento orografico del suolo: non si interviene in maniera violenta sul suolo eliminando le differenze altimetriche, ma si segue l'andamento naturale. La disposizione funzionale è studiata perché i pazienti seguono il corso del sole nei vari momenti della giornata, spostandosi dalle camere di degenza alle terrazze dove possono avere l'insolazione diretta. Ovviamente anche nei prospetti si nota la grandissima articolazione in terrazze e balconi funzionali a seguire i principi dell'elioterapia. Vi è anche una articolazione abbastanza composita fra i diversi blocchi, nel senso che in alcuni momenti prevale il rivestimento con la superficie piana, in altri luoghi i balconi vengono messi a sbalzo. Le finestre non hanno un unica forma e nei vari prospetti assumono anche diverse altezze. Vi è una grossa differenza fra le finestre che illuminano le camere e quelle dei corridori, proprio in termini di grandezza. Nella prospetto sud, che corrisponde ai servizi comuni, il rapporto fra il pieno e il vuoto corrisponde a quello delle maglie del telaio strutturale. In alcuni casi quindi vi è una maggiore tamponatura del telaio strutturale e in altri casi una piena corrispondenza fra l'apertura e le maglie del telaio strutturale. Altro elemento topico studiato da Aalto come indice dell'attenzione verso l'uomo-cellula, l'uomo che fruisce della costruzione, è dato dall'attenzione verso i lavandini. Vengono progettati dei lavandini particolari con l'obiettivo di evitare la schiavizzazione derivante dalla standardizzazione, dall'uso di oggetti provenienti dall'industria senza applicazione precisa al singolo caso. I lavandini vengono studiati in modo da ridurre al minimo il rumore dell'acqua, per rispondere alla necessità di quiete. Il progetto ha un probabile riferimento ad un altro sanatorio realizzato in quegli anni, in particolare ha affinità col sanatorio di Duiker in Olanda per la morfologia generale dell’edificio, disteso e disarticolato in diversi blocchi. |
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BIBLIOGRAFIA K. FRAMPTON, Storia dell'Architettura Moderna, Bologna, Zanichelli, 1993 PEVSNER H. F., Dizionario Di Architettura, Torino, Einaudi, 1992 L. BENEVOLO, Storia Dell'architettura Moderna, Bari, Laterza B. ZEVI , Spazi Dell'architettura Moderna, Torino, Einaudi, 1996 A. MUNTONI, Lineamenti Di Storia Dell'architettura Contemporanea, Bari, Laterza DE FUSCO, Storia Dell'architettura Contemporanea, Bari, Laterza, 1989 G. FANELLI, R. GARGIANI, Storia dell'architettura contemporanea, Laterza, Bari, 1998 K. FRAMPTON, Tettonica e Architettura, poetica della forma architettonica nel xix e xx secolo, Milano, Skira Editore, 1999 B. ZEVI, Controstoria dell'architettura in Italia, Ottocento-Novecento, Roma, Tascabili Economici Newton, 1996 P. GÖSSEL - G. LEUTÄUSER, Architetture del XX secolo, Taschen, Colonia BRUNO ZEVI, Poetica dell’Architettura Neoplastica, N. WINFRIED, Walter Gropius, Opera Completa, Milano, Electa, 1988 LE CORBUSIER, Verso una architettura, Milano, Longanesi, 1996 LE CORBUSIER, Une petit maison, Zurigo, Artemis, 1923 LE CORBUSIER, Viaggio in Oriente, Venezia, Marsilio, 1984 H. ALLEN BROOKS (a cura di), Le Corbusier 1887-65, Milano, Electa, 1995 M. KUPER - I. VAN ZEIJL, G. Rietveld 1888-1964, Central Museum Utrech, 1992 I.SOLA' MORALES - C.CIRICI - F.RAMOS, Pabellon de Barcelona, Barcellona, G.G., 1987 P. REED, Alvar Aalto 1898-76, Electa, Milano, 1998 |
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